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    Blog #4 Be a nice Human. Avere un’opinione è importante, ma esprimerla a tutti i costi non è necessario.

    be a nice human quote

    Be a nice human. Sembra una di quelle frasi positive che tanto irritano quando si leggono ovunque sul web, Pinterest , Instagram ed i poster motivazionali, ma se ci prendessimo il disturbo di ascoltarla tutti come monito ogni mattina, non sarebbe forse questo un mondo migliore?

    Non risolveremmo la pace nel mondo, la fame, la fine delle guerre, la povertà, la sete, l’inquinamento degli oceani e lo smalto che si sbecca perché non è ancora ben asciutto, ma provate a pensare se ogni volta che una persona sta per compiere un gesto indelicato, poco gradevole, dire una frase inopportuna o fare una domanda invadente, gli si illuminasse davanti alla faccia un neon immaginario che brilla “Be a nice human” sii una persona gentile. Che non ha a che fare con l’aiutare una vecchietta ad attraversare la strada – anche se ammetto essere un’azione che svolta la giornata, alla vecchietta e a noi che la compiamo – ma che si traduce in una serie di “non-azioni” che davvero sono la svolta.

    Esempi di non azioni: non chiedere alla collega in ufficio quando pensa di sposarsi, non domandare alla cugina sposata da tre anni quando pensa di fare un figlio a meno di non essere il suo ginecologo, non domandare alla collega di università se pensa di riuscire a laurearsi per tempo, non chiedere ad una persona a caso quanto guadagna a meno di non essere il suo commercialista, alla cognata se mangia o è così magra di costituzione…

    Sì perché toglietevi dalla testa che queste domande scomode siano prerogativa dell’adesivo “Domande” di Instagram Stories e dei follower agli influencer, Instagram non ha creato l’invadenza, le persone l’hanno creata ed è sempre stata offline prima che on-line. È sempre esistita la figura della suocera, cognata, collega, vicina di casa, “amica” curiosa oltre ogni limite… quelle che non lo fanno per cattiveria se parli con loro, che lo fanno per essere gentili non invadenti, che lo fanno con affetto per poi dirvi che siete esagerate o permalose se fate notare che vi mettono a disagio.

    Ogni volta che ho sentito o letto di questo argomento il commento è stato “non si fanno queste domande, non puoi mai sapere cosa c’è dietro” e sarà pure vero, ma perché dare per scontato che chi si sente a disagio nel dover dare spiegazioni sulla propria vita, le proprie scelte, i propri tempi, stia nascondendo qualcosa? Non è forse questo stesso un giudizio?

    Instagram non ha creato l’invadenza, le persone l’hanno creata ed è sempre stata offline prima che on-line.

    E se dietro non ci fosse proprio niente? Certo è un’aggravante non porsi il problema, non pensare che domandare di un figlio a chi magari sta provando ad averlo, possa essere come minimo indelicato, peggio ancora crudele, che chiedere aggiornamenti su laurea, fidanzato, lavoro a chi annaspa alla ricerca di queste cose non fa che alimentarne l’ansia e l’angoscia, ma se invece non c’è nessun dolore, nessuna attesa, nessun desiderio nascosto, queste domande sono invece giustificate?

    Inserirei un’ora alla settimana di “educazione civica” a scuola, al posto della sopravvalutata ora di religione che non ha mai insegnato a nessuno a saper stare al mondo e personalmente neanche come funzionassero le religioni, parola mia che alle scuole elementari domandai alla mia maestra cosa fosse la circoncisione e mi raccontò che ogni anno a Pasqua ai bambini ebrei veniva tagliato un pezzo di pisellino. Ignorante lei, sotto shock io che mentre aspettavo l’uovo di Pasqua pensavo che da qualche parte del mondo qualche bambino ebreo non aveva di certo lo stesso mio entusiasmo. Tornando all’educazione civica, insegnerei che esiste la categoria “domande socialmente non accettate” e che non vanno poste, senza rimurginarci troppo non si fanno e basta. Peché non dovrebbe interessarci l’orologio biologico di un’altra persona, perché non dovremmo tenere traccia dell’ovulazione di nessuno al di fuori della nostra, perché lavoro, soldi, vita sessuale, ambizioni degli altri non sono cose che ci riguardano a meno di non dover intraprendere un percorso di vita con quella persona. È ovvio che se conoscete un uomo e iniziate a frequentarlo, dopo un po’ che la storia diventa seria, vale la pena chiedergli se vuole avere dei figli e chiarire allo stesso modo le vostre di aspetttative, ma i vicini di casa, la parrucchiera, l’estetista o la collega d’ufficio, vi assicuro che no, non rientrano nel quadro.social-behavior

    Categoria a parte, che se Dante scrivesse oggi l’Inferno gli dedicherebbe probabilmente un girone tutto loro, per quelli che hanno scambiato il riquadro “commenta” dei social con l’invito “sentenzia”, ritenendo che fosse legittimo esprimersi sulla vita degli altri.

    Avere un’opinione è importante, ma esprimerla a tutti i costi non è necessario. Potrei sbagliarmi, ma in 32 anni le uniche volte in cui ho commentato per il puro gusto di dire la mia, in netto contrasto con quello che quella persona aveva appena espresso, la cosa ha generato unicamente una cosa: polemica. Quella persona non ha cambiato idea, io non ho vinto Punti Fragola ed entrambi abbiamo perso un inquantificabile tempo.

    Dire la propria per il puro gusto di farlo in un contesto che non è una cabina elettorale, un referendum, un luogo di confronto aperto e deciso da entrambe le parti (e in quel caso è richiesto che ci poniamo il problema di riuscire ad esprimerci in modo meno netto e secco di un giudizio, che formuliamo con rispetto ed educazione il nostro punto di vista) non rende pù forti, più sicuri di sè o convinti delle proprie opinioni, sentenziare le scelte di vita, i gusti, i costumi, il pensiero di qualcuno digitando frettolosamente qualcosa che ci sembra troppo prezioso per tenerlo per noi, non è quasi mai una buona idea. Vi svelo un segreto: se guardando la vita di qualcuno attraverso lo schermo del telefono vedete qualcosa di diverso da quello che fareste, direste, scegliereste, mangereste, indossereste voi e sentite dentro di voi il bisogno impellente di comunicarglielo, al 99% state per commettere un errore e sebbene quella persona attinga a tutta la sua educazione e gentilezza per rispondervi in modo carino, molto probabilmente sta sollevando gli occhi al cielo pensando “e sti cazzi?!!”.

    E no, non si tratta di boicottare l’amatissimo dialogo, di dire addio al confronto costruttivo o – udite udite – di voler sentire solo complimenti, ma di seguire la dannatissima logica. Se entri a casa di qualcuno – e cliccare sul profilo di qualcuno oggi è praticamente la stessa cosa – ed inizi a commentare l’arredamento, la raccolta differenziata, l’utilizzo di materiali, giudicare le scelte di stile, di vita, il modo in cui quella persona educa suo figlio, come lo nutre, come nutre il suo cane, come nutre suo marito, se nutre suo marito, se è suo marito a nutrire lei, se si nutrono abbastanza… quanto tempo pensate passi prima che quella persona vi sbatta fuori con un calcio nel sedere? E non importa l’intenzione dietro quei commenti, a nessuno fa piacere che gli si dica cosa fare.

    Ma allora le Storie, i profili Instagram, Facebook, i social in generale non sono un luogo di confronto ma solo di spettacolarizzazione della vita di un individuo? Forse, prendete un profilo come un canale tv, dove non interagite con i protagonisti della serie, del film, dello show che è in onda, ma vi limitate a sentire quello che hanno da dire, trarre le vostre conclusioni e magari cambiare canale se non vi piacciono. Usate i vostri canali, i vostri profili, per esprimere il vostro parere e abbandonatevi all’arte del confronto solo quando è richiesto. Un sondaggio, una domanda con risposta aperta, la richiesta di un consiglio, di un parere, quella è la vostra occasione per manifestare il vostro pensiero. Pensiero, non giudizio, e sempre con educazione, perché commentare il sondaggio “camicia blu o bianca?” rispondendo “bianca, quella blu è terribile” non è accettabile solo perché vi è stato chiesto un parere. Le parole sono importanti, citando un noto personaggio interpretato da Nanni Moretti, e per usarle servirebbe il porto d’armi, aggiungo io.

    Troppo difficile dover stare in equilibrio fra cosa è giusto e cosa no? Il mio consiglio: Astenetevi. Non è obbligatorio lanciarsi nella mischia. Ci si guadagna una brutta figura in meno e un umore sereno in più.