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Organizzare un brunch: cosa cucinare, come apparecchiare e qualche extra

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Quando il mio compleanno stava per avvicinarsi (il 4 Aprile) ho pensato che sarebbe stato un venerdì e che io sarei stata per lavoro a Firenze, quindi posticipare i festeggiamenti con gli amici alla domenica (sabato avevo già un altro compleanno da festeggiare), mi è sembrata la scelta migliore, soprattutto perché se dico domenica dico brunch ed avendo voglia di inaugurare per la stagione primaverile in giardino, avevo già in mente cosa organizzare.

Per chi non lo sapesse brunch è letteralmente l’incontro fra breakfast e lunch, colazione e pranzo, quindi un pasto che unisce piatti da colazione a portate più adatte all’ora del pranzo. In sostanza consiste in una serie infinita di dolci, salati e abbuffate varie che giustificano la quantità industriale di cibo con il fatto che inizi a mangiare a mezzogiorno e finisci più o meno all’ora di un pranzo normale (al sud) quindi le 14:00. Ironia a parte, questa abitudine è stata importata da altri paesi e, come sempre più spesso accade, in Italia l’abbiamo fatta nostra. Leggi il resto di questo articolo »

Donne che amano… dire di no alle abitudini sbagliate, alle ingiustizie, alla gente

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No a chi si prende troppo sul serio e dice di non farlo sparandosi un selfie. No a chi crede d’essere arrivato mentre è ancora a metà strada, no al malumore, alla negatività e al malessere autogenerati. No alle domeniche chiusi in casa quando fuori c’è il sole, alla carta igienica che finisce in bagno, quando non c’è nessuno nei paraggi a cui puoi chiederla, no a vivere da soli se possiedi bracciali troppo difficili da allacciare. Leggi il resto di questo articolo »

Selfie, istruzioni per l’uso: gli effetti collaterali e le cose da non fare

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Selfie, selfie, selfie… Selfie sta per autoscatto, la versione digitale dell’autoritratto, una scoperta niente affatto nuova se si pensa che Frida Kahlo, Rousseau, Chagall e Matisse, tanto per dirne alcuni, conoscevano bene l’arte di osservare se stessi. Certo non voglio far passare i selfie dei bimbi-minkia come arte, ma se parliamo di origini del fenomeno… ad ogni modo nel 2013 questo termine è entrato ufficialmente nel dizionario, il che rende questa pratica non più solo adolescenziale, ma un gesto universalmente riconosciuto.

I teenager posano, gli adulti posano, non c’è differenza di età e di sesso, qualcuno forse lo fa con l’ostinata duck face, qualcun altro con espressione seria e convinta, ma il gesto di puntare la fotocamera dello smartphone verso sè stessi accomuna tutti. Alzi la mani chi non ne ha mai scattato uno! Vero è anche, però, che puntando la fotocamera verso se stessi ci si può palesare come narcisisti, egocentrici e soprattutto si può andare incontro ad una serie di effetti collaterali. Nessuno vi dice infatti che gli autoscatti hanno delle controindicazioni. Leggi il resto di questo articolo »

StoryTelling: una gonna Alberta Ferretti fra le vie di Roma, il Pincio e Villa Borghese

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Suona il portiere “C’è un pacco per lei”, esco in giardino inizio a scartare la scatola, tiro fuori un porta abiti che ricorda tanto quello dei matrimoni. Tiro giù la cerniera e la vedo: la gonna della Collezione Bridal di Alberta Ferretti, che aspettavo, bella, vaporosa, principesca, con un sorriso la accolgo, mi sento già una donna nuova. La ripongo accuratamente al suo posto e non trascorre troppo tempo prima che Margherita Calati (fotografa che apprezzo e con cui ho già collaborato per alcuni shooting per Spray Magazine) mi confermi d’aver preso i biglietti del treno per venire a Roma.

Come per gli articoli, anche le foto nascono da una traccia, un tema, un mood, in questo caso l’obiettivo era raccontarvi una gonna che è sinonimo di lusso, bellezza, fascino ed opulenza, in una chiave urbana e contemporanea. La location? Roma, i suoi vicoli, le sue strade, la sua gente. Un’edicola dove comprare le riviste preferite, davanti cui è posteggiata una vecchia Fiat 500 azzurra, un negozio di antiquariato dove scovare per caso una piccola Olivetti (“Proprio quella che si vede nella fiction con Zingaretti” mi informa il proprietario), le accecanti scalinate del Museo dell’Ara Pacis, dove srudenti di fotografia si esercitano scattando grazie al sole che rimbalza sulle pareti, il verde di Villa Borghese e la vista mozzafiato dalla terrazza del Pincio, sono solo alcuni degli scorci di Roma che ho attraversato durante quella bellissima giornata di sole. Leggi il resto di questo articolo »

Teoria dello shopping: metodo, princìpi e criteri (soprattutto) in tempo di saldi

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C’è quello per rabbia, quello per gratificazione, quello per ripicca e persino per vendetta (chiedete alle mogli che sguainano la carta di credito dopo un litigo finito male): lo shopping è terapeutico e per questo direttamente ricollegabile al nostro umore. Andiamo a far compere quando abbiamo bisogno di riflettere, passeggiamo fra i negozi con sguardo famelico, guardiamo le vetrine e fra una presa di coscienza e un nuovo paio di scarpe ritroviamo la serenità. D’altronde, nessuna donna andrebbe mai a fare consapevolmente shopping quando è nervosa: tutto ciò che indossiamo quando siamo di cattivo umore non ci piace o ci fa sembrare troppo grasse, troppo magre, troppo basse, troppo vecchie, troppo, troppo, troppo e mai abbastanza.

In tempo di saldi, è bene rispolverare regole, metodi e criteri da tenere bene a mente durante la corsa pazza agli sconti. In Italia a dare il via alla stagione dei saldi dell’estate 2013 sono stati Trentino e Campania, rispettivamente il 29 Giugno e 2 Luglio, a quanto pare, il calendario ufficiale dei saldi vuole inceve il 6 e 7 luglio come date ufficiali. Da domani, quindi, gli italiani si riverseranno nelle strade, nei centri commerciali.

Gli acquisti migliori si fanno quando la mente è sgombra, lucida, quando l’umore è alle stelle, quando abbiamo voglia di coccolarci; solo allora gli occhi si trasformano nel mirino di un’arma letale, capace di individuare la preda fra scaffali e grucce, identificare taglia, colore e modello. Basta tenere conto di alcuni principi su cui si basa la teoria dello shopping, quando si entra in un negozio, per uscirne soddisfatte.

1. Non è sufficiente che un capo sia bello
Il colore vi dona? E’ nel vostro stile o avrete occasione di indossarlo (una sola volta non vale, si fa eccezione per l’abito da sposa).

2. Dovete poterlo abbinare
Ipotizzate d’aver avvistato una gonna in pizzo bianco: è bella, elegante, decisamente classy, ma avete come abbinarla? Riuscite a pensare ad almeno due occasioni/contesti in cui potreste indossarla? Se non potete rispondere positivamente a queste domande rinunciate all’acquisto o se proprio volete osare, acquistate capi e accessori non all’ultima moda, cosicché quando capirete come indossarli non saranno diventati démodé.

3. Il fatto che un capo sia di moda non significa necessariamente che stia bene a tutte
Liquid leggings e stivali cuissardes sono fra le tendenze più pericolose degli ultimi anni e per i must di stagione il passo dalla rivista di moda alle strade di città è breve, tuttavia i risultati a volte feriscono gli occhi. Non è sufficiente che una tendenza incontri il nostro gusto perché questo ci autorizzi a inserirla nei nostri look. Prima di sposare il trend bisogna fare i conti con il proprio corpo: inutile mortificarlo, lo scopo della moda è esaltarlo.

4. Confrontare e valutare
Magliette a 4,90€, shorts in tessuto in dieci colori differenti a soli 6€… i prezzi durante i saldi allettano, soprattutto quando sotto i 10€, ma approfitare dei saldi non vuol dire necessariamente riempire l’armadio di fuffa a basso costo, vale la pena rinunciare alla quantità in favore della qualità, meglio una giacca Max&Co piuttosto che dieci canotte di cotone H&M, non credete?!!

Che un abito o accessorio ci piaccia è fondamentale, ma per acquistarlo dobbiamo essere sicure di avere nell’armadio già qualcosa con cui abbinarlo per tessuto, modello e colore. Diffidate del diavoletto che in testa vi incita ad acquistarlo dicendo: «Troverai poi con cosa abbinarlo», nel 90 per cento dei casi non troverete nulla di adatto e terrete appesi nell’armadio per anni una gonna, una giacca o una maglia mai messi, magari persino col cartellino attaccato. La regola del “componi il look” vale solo quando già prima di effettuare l’acquisto siete sicure di avere adocchiato i capi per l’abbinamento perfetto e decidete di comprare tutto insieme.

 

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