Donne che amano…

Donne che amano… non andare al mare in assetto da guerra e sentirsi belle così

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Il bikini col pushup per un decolletè più sexy, lo slip un po retrò per coprire la pancia, gli occhiali da sole per nascondere le occhiaie in assenza del trucco, la frangetta trasformata in ciuffo per non sembrare un cocker, il pareo per coprire le smagliature, l’autoabbronzate spalmato a casa per non sembrare una mozzarella, le infradito con la zeppa perché guai a rinunciare ai tacchi e la pinzetta sempre in borsa, se qualche malefico pelo ha resistito alla battaglia contro la ceretta.

Noi donne quando andiamo al mare ci stressiamo talmente tanto, nel tentativo di limitare il più possibile l’imbarazzo della prova costume e dei mesi a seguire, che altro che relax! “Faremmo meglio a starcene a casa” dice qualcuna, e in effetti per un attimo il pensiero ci balena, perché solo all’idea di guardarci allo specchio con i capelli appiattiti dall’acqua, la piega senza controllo, i rossori che invadono la pelle, l’olio abbronzante che più che sexy sirene ci fa somigliare a foche arenate sulla spiaggia, vederci belle al naturale risulta difficile e le modelle di costumi da bagno, fotografate in pose sexy, con la pelle dorata, i capelli impeccabili e l’eyeliner woterproof non rendono le cose più semplici. Leggi il resto di questo articolo »

Donne che amano… gli uomini che fingono di non odiare fare shopping

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Alzi la mano chi ha un uomo che è felice di andare a far shopping. Un applauso ed una vigorosa stretta di mano a voi donne fortunate, esemplari più unici che rari di sesso femminile dotate di accompagnatori che non sbuffano, si stressano o brontolano quando pronunciate la parola “shopping”.

Niente luoghi comuni, questa è pura verità: agli uomini non piace fare shopping. Le eccezioni che appartengono al mondo gay non valgono, anche io ho un amico che ama più di me fare acquisti, ma qui parliamo di mariti, fidanzati, compagni, partner, insomma chiunque nutra per voi un amore incondizionato con la sola piccola eccezione di quella cosa chiamata shopping. Leggi il resto di questo articolo »

DONNE CHE AMANO… vivere non attraverso la fotocamera di uno smartphone

smartphone mania

Ci ha migliorato la vita, ha ampliato le possibilità lavorative, le opportunità di crescita. Ha reso più facile ed immediata la comunicazione, ha evitato insormontabili barriere fra amici lontani, coppie con relazioni a distanza e rapporti fra genitori e figli che studiano in una città lontana. Sono tanti i grazie da rivolgere allo smartphone, uno strumento che ha rivoluzionato il modo di comunicare, ricordare e fare informazione, che ci ha imposto l’obbligo di avere un’opinione e di esercitare la capacità di sintassi, perchè su Twitter nessuno ti segue se ti ostini solo a pubblicare foto o non sai esprimere un concetto in 140 caratteri.

Ci ha insegnato che le foto più belle non sono quelle in cui posi accanto al Big Ben, la Torre di Pisa o la Tour Eiffel, ma quelle in cui sorridi arrivata sulla vetta di una montagna, nuoti accanto ad una tartaruga marina o immortali un’alba che toglie il fiato, ha cambiato il nostor modo di guardare il mondo attraverso la lente di una fotocamera, ci ha concesso di non dire più “Se avessi avuto una macchina fotografica…” quando incorntiamo il nostro cantante preferito, quando parte un flash mob al centro della piazza o succede qualcosa di memorabile, perchè lo smartphone non lo dimentichiamo mai a casa. Ma come ogni cosa che l’uomo inventa, anche lo smartphone ha dei pros e cons, dei pro e contro, pregi e difetti: allontana le persone “reali” mentre messaggiamo con quelle “virtuali”, delocalizza chi è in vacanza perchè impegnati a raccontarle le ferie “live”, fa perdere l’emozione di un concerto perché si è troppo impegnati a registrarlo con un video. Leggi il resto di questo articolo »

DONNE CHE AMANO… credere negli uomini, nella giustizia e nel potere (onesto) della comunicazione sui social network

stop violenza sulle donne

Si racconta che Facebook sia nato per consentire agli studenti del college di mettersi in contatto l’uno con l’altro e di ritrovarsi, anche dopo anni. Io so che è diventato un modo per conoscere, non solo nuove persone ma anche e soprattutto, quelle che si conosco già, perchè capisci molto di più da ciò che una persona condivide (o non condivide) che da quello che ti racconta di sè. So che alcune persone usano Facebook come la versione 2.0 delle riviste di gossip da parrucchiere, per spiare, indagare e sapere senza chiedere, quello soprattutto. Perchè c’era un tempo in cui per sapere qualcosa di qualcuno dovevi chiedere, se non al diretto interessato almeno ad un conoscente comune, rivelando così la tua morbosa curiosità. Oggi si può soddisfare la propria curiosità restando nell’ombra, continuando a seguire (spesso senza un “follow”).

So anche che Facebook non si limita al gossip ma è informazione, quella senza filtri, quella che ti arriva sotto gli occhi senza cercarla, rimediando così al gap dell’ignoranza. Non si deve necessariamente andare a comprare il quotidiano in edicola o ascoltare radio e tg per essere aggiornati, perchè le notizie fioccano sulle bacheche e sui profili Twitter e per fortuna restare ignoranti risulta sempre più difficile. So che c’è chi usa o social network per chiedere ascolto e spesso lo trova e so anche tutti i dubbi che questo genera.

Per esempio mi chiedo come sia giusto affrontare la questione Anna Laura Millacci e Massimo Di Cataldo. Lei è la sua compagna da 13 anni, lui – per chi non lo ricordasse – è un cantante italiano che ha avuto il suo successo qualche decennio fa e che personalmente credevo fosse sparito ma, a quanto pare, ritira ancora premi in qualche parte d’Italia. La notizia – per chi non se la fosse ancora trovata sotto il naso – riguarda lei che pubblica delle foto su Facebook raccontando che circa 20 giorni fa il compagno l’ha picchiata per l’ennesima volta provocandole, in questo episodio, un aborto. Alla notizia la donna allega delle foto che hanno fatto già il giro del web. Le reazioni sono le seguenti: Leggi il resto di questo articolo »

Donne che amano… (e odiano) la malattia che arriva 2 volte l’anno: il cambio di stagione

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Un malanno che colpisce 1 umano su 1, 2 volte l’anno. Ancora nessuna cura è stata scoperta e molto probabilmente mai lo sarà, per quanti fondi alla ricerca possano essere destinati. Una volta ogni sei mesi ogni donna (e altrettanti uomini) si trova affaticata, stressata e angosciata, da quella malattia nota come: il cambio di stagione.

Ante dell’armadio spalancate, volto concentrato, braccia poggiate sui fianchi a mo’ di anfora umana… si manifesta così l’inizio del virus; davanti a noi un guardaroba invernale fatto di cappotti, giacche, maglioni, pantaloni di lana, piumini, mantelle e chi più ne ha più ne metta, sopra l’armadio o da tutt’altra parte della casa, si trovano gli scatoloni in cui abbiamo riposto la biancheria primaverile/estiva.

Ci chiediamo come far entrare tutta quella roba invernale lì dentro, ci domandiamo come si sia potuta moltiplicare in soli 6 mesi e ci accusiamo di aver peccato di nuovo con lo shopping eccessivo, di non aver riflettuto sugli effetti collaterali al momento del cambio di stagione. Chi è causa del suo mal pianga se stesso quindi, dopo aver asciugato le lacrime, ci rimbocchiamo le maniche ed iniziamo a piegare, riporre, valutare e selezionare cosa va conservato e cosa è tempo di dar via, cosa vale la pena “rivisitare” e cosa non ha più speranza.

Il cambio di stagione è un momento critico per il nostro stato psicofisico: ci pone davanti sei mesi di vita, scanditi da nuovi acquisti, da quel maglione che abbiamo impigliato nel bracciale di quel ragazzo consociuto quella sera, quel cappotto indossato durante quel concerto e quella sciarpa regalata da quell’amica lontana. E’ il momento di tirare le somme dopo una stagione, di riflettere sui propri sbagli che vanno dall’acquisto di un pullover troppo grande o un paio di tacchi decisamente scomodi, ad un’amicizia mal valutata, ma anche di rinnovarsi: tirando fuori dagli scatoloni o dalle ante chiuse per mesi, vestiti in chiffon, t-shirt, short e giubbini di jeans, rispolveriamo uno spirito nuovo, più allegro, non appesantito da lana e feltro, da pensieri e stanchezza.

Non è ancora tempo d’andare in vacanza, ma indossare un pantalone di seta ed una maglia di cotone, ci da già carica, energia, voglia di mettersi alla prova con nuove esperienze. Dopo siamo affaticati e stressati, abbiamo trascorso ore ed ore a cercare in ogni angolo della casa cappelli, guanti e sciarpe lasciate in giro fra ottobre e marzo, un po’ come si fa con gli addobbi natalizi alla fine delle feste, con l’unica diffrenza che qui la nostalgia non trova posto, c’è spazio solo per l’eccitazione di una nuova stagione e delle novità che ci riserva. Passata la malattia, abbiamo sei mesi di tempo prima del prossimo attacco, meglio viverli intestamente.

(in foto la bellissima attrice Ashley Madekwe)

 

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