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Professione blogger PARTE I: chi sono, cosa fanno e perché il loro è un lavoro

professione-blogger

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Che sia il 2009 (momento storico in cui il mondo Blog ha effettivamente subito un cambiamento, evolvendosi da semplice diario personale) o un momento storico più avanti nel tempo, la domanda non è mai banale. Vuoi perché non tutti lavorano sul web ed hanno capito il ruolo di questa figura, vuoi perché molte volte il termine viene utilizzato impropriamente, vuoi per i spesso denigratori articoli in cui si parla della figura del blogger, dal tono che, piuttosto che fare chiarezza, scredita la figura dei blogger, c’è ancora un po’ di confusione.

Quella del blogger è una figura professionale moderna che genera confusione, conosciuta e compresa – sebbene non del tutto – da chi vive il web con frequenza e chi segue i blog e i social network, meno nota però o quasi sconosciuta a chi internet lo frequenta da semplice utente. Qui sotto trovate le mie risposte ad alcune delle domande più frequenti sul mondo dei blogger, risposte che naturalmente si riferiscono a chi svolge questo lavoro in modo competente e professionale su blog di contenuti, escludendo quanti possiedono un blog personale in cui scrivono il proprio diario (ammesso che ne esistano ancora dopo la chiusura di Splinder e l’avvento dell’insalata bionda) e chi possiede un blog principalmente basato sulla condivisione di outfit* (approfondirò questo argomento più avanti).

FAQ – ovvero Frequently Asked Questions ai blogger e sui blogger:

Cosa fa un blogger? Dipende a chi lo chiedete. Questo non è un lavoro dalla descrizione semplice, non c’è un unico modo di svolgerlo, in maniera generica rispondo che il blogger è una persona che scrive contenuti su un blog, dove per contenuti intendo articoli, notizie, che si aggiungono a quell’infinita enciclopedia che è internet e che rispondono alle domande e alle curiosità di chi cerca su google. Quasi sempre chi ha un blog ha anche dei canali social e utilizza anche quelli per completare il suo story-telling on-line.

Il lavoro dei blogger è stare sui social o scattarsi foto? No, ma sarebbe divertente, vero? Partendo sempre dal presupposto che ogni blogger svolge il proprio lavoro il modo diverso, i profili social e le foto, fanno parte del racconto di una persona che lavora su internet e quindi del suo lavoro. I blogger pubblicano foto e contenuti su Facebook, Instagram e Twitter per rilanciare i propri post sul blog o per partecipare a campagne in collaborazione con aziende e brand, anche esclusivamente sui social.

Si può fare solo il blogger nella vita? C’è chi si dedica unicamente all’attività on-line (di cui il blogging rappresenta solo una fetta) e chi invece la affianca ad un altro lavoro off-line e più tradizionale. Quello del blogger è un lavoro entusiasmante, originale, creativo e diverte, ma nonostante questo è un lavoro, sì.

I blogger fanno le famose “marchette” scrivendo di un prodotto ricevuto o pubblicando un articolo a pagamento
Questa non è una domanda, ma un’affermazione molto frequente. Accettare un compenso per scrivere un articolo non equivale a vendere le proprie parole e la proprio opinione. Naturalmente in tutti i settori, quello del blogger compreso, ci sono le eccezioni ed un buon compenso fa gola a tanti, ma è seguendo un blogger che si capisce la sua onestà e affidabilità. Perché fare di tutta l’erba un fascio? Purtroppo non c’è un test per scoprire chi è onesto, ma si impara a riconoscere gli impostori. Il termine “marchette” svilisce e offende chi lavora con onestà. Da lettore/utente capisco che ci si possa sentire pesi in giro, ma a differenza di un articolo su un giornale, con i blog avete un contatto diretto con chi scrive, quindi se avete dubbi o perplessità potete relazionarvi con chi mette nome, cognome ed il proprio volto a corredo di una review o di un articolo su un prodotto.

I blogger sono giornalisti? Non tutti, alcuni collaborando con testate on-line o riviste, hanno deciso di presentare domanda (o, come da legge successiva, fare l’esame) per il famoso tesserino da pubblicista. Ci sono anche giornalisti che, stanchi della staticità della carta stampata, della comunicazione tradizionale, sono passati al web per rimanerci. Non tutti i blogger hanno però deciso di diventare anche giornalisti, non ne hanno sentito l’esigenza e continuano a scrivere sul web come tutti. Non è necessario essere giornalisti per scrivere e non è rilevante per lavorare in questo ambiente. Se invece volete lavorare per una rivista, potrebbe essere diverso.

Perché quello del blogger viene definito un lavoro?

Perché viene è lavoro, secondo il dizionario: l’attività produttiva, dal punto di vista economico, giuridico, sindacale (l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul l.), intesa anche come fonte di reddito individuale o comunitario. Chi attraverso la propria attività genera guadagni e paga le tasse su questim sta svolgendo un lavoro. Che sia part-time o full time, che sia una professione tradizionale come il meccanico o l’avvocato oppure nuova come il blogger (e – aggiornamento Luglio 207 – l’influencer). Il mondo cambia e cambiano i mestieri!

Blogger: Come è diventato un lavoro? Immaginate che qualcuno un giorno vi dicesse che, siccome fate ogni giorno un determinato percorso in bici per andare all’università o al lavoro e a lui interessa far pubblicità proprio in quel tragitto lì, vuole pagarvi per brandizzare la vostra bici con il nome della propria azienda, così voi potete continuare a fare quel percorso che fate comunque normalmente, ma guadagnandoci, non accettereste? È iniziata così. I blogger prima scrivevano per diletto, poi i loro contenuti sono stati utili e interessanti per i lettori, sono diventati fonte di ispirazione per acquisti, stile di vita, viaggi e scelte varie e le aziende hanno deciso che la loro attività on-line aveva un valore, così hanno iniziato a collaborare anche con i blogger.

commenti

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47 Commenti

  • Reply
    alessia
    25 gennaio 2016 at 12:47

    Leggo questo post ed è passato un po di tempo…ma avrei una domanda…se un blogger fa un lavoro e giustamente viene pagato da una azienda per provare, scrivere e parlare di un certo prodotto…se alla fine il prodotto non gli piace come fa a tornare indietro visto che è stato comunque pagato? non puoi sapere prima se ti piace o se sarà in linea con le tue idee se il prodotto è nuovo.
    Ergo che alla fine ne uscirà un redazionale carino che non avrà magari i termini Fantastico o mai più senza…ma alla fine faranno il lavoro per cui sono stati pagati.
    E i lettori? non sono stati cmq traditi??
    saluti

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      25 gennaio 2016 at 12:51

      Ciao Alessia, le dinamiche dietro le collaborazioni fanno in modo che la blogger possa conoscere il prodotto o provare il servizio prima di accettare la collaborazione, può essere invitata ad un evento, in showroom oppure riceverlo prima. Non riesco ad immaginare una collaborazione completamente a scatola chiusa, in un modo o nell’altro si ha sempre modo di capire da prima se in linea di massima il prodotto è in linea con il proprio gusto. Poi una volta testato si esprime la propria opinione. Le dinamiche naturalmente variano e ogni professionista imposta in maniera diversa il proprio lavoro, in linea di massima questa è la mia risposta dal punto di vista personale.

  • Reply
    A. B. I.
    22 agosto 2015 at 12:06

    Dopo aver letto i diversi commenti, devo ritenere che iscriversi ad un sito come quello del ALBO BLOGGER ITALIA (acronomo A. B. I.) potrebbe essere interessante.

  • Reply
    cris
    31 maggio 2015 at 00:42

    Ormai siamo tutti blogger

  • Reply
    Internet: Da rete di macchine a mondo parallelo » Il sito sta cambiando...
    2 ottobre 2014 at 01:10

    […] Se si, vi consiglio la lettura di questo articolo. […]

  • Reply
    Angela Valente
    27 giugno 2014 at 11:30

    Ringrazio @Sonia per aver fornito lo spunto (e non solo) ad una riflessione che è doverosa per chiunque si voglia definire blogger, per mestiere o per passione. Mi accorgo che i toni della conversazione hanno assunto un sapore decisamente polemico e, oltre a dispiacermene perché vedo messo in discussione un principio fondamentale di ogni democrazia, intendo fornire un mio piccolo contributo alla discussione. Sono blogger da circa un anno e ho aperto il mio blog animata dalla passione per la scrittura e dal desiderio di dare una voce alle mie passioni. Che sono le più diverse: la lettura,la scrittura, la moda, il mondo beauty, e tutte quelle piacevoli scoperte che possono attrarre una persona curiosa della vita in generale. Ora vedo che si scrive da più parti: APRIRE UN BLOG E’ SEMPLICE. Ci avete mai provato? Piattaforme come blogger e WordPress, per quanti sforzi si stiano compiendo per renderle quanto più possibile accessibili, presuppongono un livello di alfabetizzazione informatica che, a mio avviso, tanto scontato non è. Non solo: avete tutte/i rudimenti di SEO (ovvero di ottimizzazione per motori di ricerca)? Io no, e ho volentieri fatto un corso ( a mie spese) per imparare cosa fosse e come gestirlo. Altra cosa che leggo nei commenti è quella relativa all’italiano come elemento di possesso scontato da parte di tutti coloro che si definiscono blogger. Qui sarò impopolare ma io credo che siamo ancora molto lontani da una società (sia reale che virtuale) in grado di esprimersi correttamente nella nostra lingua madre e invoco un ordine professionale anche per le blogger e per tutti coloro che hanno pagine web, che possa far piazza pulita di tutti/e coloro che quotidianamente offendono la nostra lingua attraverso le loro pagine web. Quel che comporti essere una blogger per passione o per professione, può ovviamente saperlo solo ed esclusivamente chi a questo hobby o mestiere si dedichi e, così come non mi sognerei mai di chiedere ad un avvocato cosa comporta il suo mestiere o con quale outfit si reca a lavoro, sarebbe gradito che anche alle blogger fosse lasciata la libertà di svolgere il proprio mestiere come meglio esse ritengono. Per quanto concerne il rapporto con le aziende c’è da dire che il fatto stesso che un’azienda (e parliamo quasi sempre di aziende note) si accorga che nel settore della comunicazione commerciale, la voce delle blogger stia diventando autorevole, è di per se stesso indice di un fenomeno cui prestare attenzione. Quanto al discorso relativo al fatto che se un’azienda ha bisogno di una comunicazione efficace, si rivolge ad un’agenzia, vorrei aggiungere un passaggio che forse qualcuna ignora, ovvero: le agenzie si rivolgono alle blogger, facendosi garanti dei contenuti che le blogger possono produrre relativamente a beni o servizi che le agenzie propongono.Proprio ieri, su Vanity Fair, testata conosciutissima, mi compiacevo del fatto che nelle pagine dedicate alla pubblicità dei nuovi prodotti Nivea, ci fosse uno spazio ampissimo dedicato al giudizio di tre beauty blogger! Lauree e titoli sono sempre elementi importanti per la formazione di una persona e purtroppo c’è ancora chi non ha la possibilità o l’occasione di conseguirli. Oppure c’è chi si accorge in ritardo del valore di un percorso di studi. I casi possono essere tanti, ma per il momento per svolgere questa professione non sono richiesti titoli particolari, quindi rimane sempre alla coscienza del soggetto riuscire a dotarsi di strumenti necessari a svolgere bene un mestiere. Credo che gli studiosi di comunicazione stiano osservando attentamente il fenomeno blogging per trarne gli spunti necessari per una valida teorizzazione delle forme e dei contenuti di questo fenomeno che comunque andrà disciplinato anche per difendere le professionalità di chi lo svolge con serietà e professionalità. Per me è un lavoro che “mi sta esplodendo tra le mani” nel senso che io continuo per passione ma, sempre più spesso, mi arrivano attestazioni di stima e riconoscimenti delle mie capacità e questo mi da ragione di continuare con la passione che mi ha sempre motivata. Ultima piccola osservazione: l’ordine degli avvocati è stato istituito durante il medioevo ma la professionalità di Cicerone risale al I sec a.C. dunque ne è passato di tempo prima che dalla passione si arrivasse agli albi professionali:)

  • Reply
    Manuela
    27 giugno 2014 at 07:47

    Che dire…..adesso lo imparo a memoria per quelle volte che rimango senza parole davanti alla faccia da schiaffi di chi pensa che io passi la vita a giocare al computer o fare niente… Si perché io, oltre ad essere una blogger sono anche una docente di scuola primaria. Mi sbatto dalla mattina alla sera per conciliare e fare bene entrambi i lavori… Col primo non ci campo (ancora!!!) col secondo si, ma entrambi hanno una bassissima considerazione “sociale”… E vabbè pazienza! L’importante é che alla fine della giornata io sia soddisfatta di me, una “pupazzia straccia” -come dice una mia amica- ma soddisfatta!
    Ciao!
    Manu

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      27 giugno 2014 at 09:40

      @Manuela, è vero chi svolge un lavoro sul web o un mestiere moderno dovrebbe pensare a tutti quelli che moderni non sono ma vengono comunque spesso sottovalutati. Amara consolazione.

  • Reply
    I lavoratori della generazione web. | IMPRONTA DIGITALE
    11 giugno 2014 at 19:17

    […] Blogger: E’ colui che può essere definito il giornalista del web. Lavora in moltissimi campi facendo della propria passione un vero e proprio lavoro. I requisiti fondamentali per essere un blogger di professione sono saper scrivere correttamente un articolo, avere una buona capacità critica e far si che il proprio blog sia seguito da un grande numero di utenti – così da poter essere più conosciuti-. Questa figura guadagna attraverso la pubblicazione su richiesta di terzi di banner pubblicitari, post sponsorizzati, recensioni di articoli di pubblico consumo oppure scrivendo post su commissione. […]

  • Reply
    Filomena
    22 marzo 2014 at 03:29

    Mi piacerebbe svolgere questo lavoro, potreste dirmi da cosa iniziare???
    Grazie mille .

  • Reply
    Siamo blogger o siamo accattoni? | Giovanna Gallo
    23 ottobre 2013 at 14:23

    […] Blogger di Sonia Grispo su Trendandthecity parte 1 e […]

  • Reply
    elisabetta
    23 ottobre 2013 at 13:09

    Io sono entrata da poco in questo mondo, ma ne deo fare ancora tanta di strada.
    Ho cminciato ad aprirlo nl 2007 solo per poter pubblicare condividere un mia passioen che era il cucito…poi da l’anno scorso ho cominciato a dargli un impronta diversa ed è nata questa passione.
    Ho comicniato attraverso ditte che per il momento mi fanno testare i loro prodotti che io recensisco e il pagamento è trattenere il prodotto.Ho gestito al pagian facebook e il sito di un azienda per un paio di mesi ,ma oltrea a quello non riesco ad entrare nel mondo vero e proprio del blogger.Ho due bimbi piccoli e sono uan chiacchierona ,quindi credo sia il lavoro adatto ….ho bisogno di sapere coem iniziare….se hai voglia mi dai qualche consiglio? Come cominciano a contattarti….? se vuoi dare un cocchiata al mio bog ti và di consigliarmi sìdoev sbaglio,coem correggermi? Mi farebbe molto piacere….Grazie Elisabetta

  • Reply
    Simona Montorsi
    15 ottobre 2013 at 19:14

    Io l`invidia la leggo,invece, in chi ha bisogno di sminuire i titoli altrui per sanare i suoi complessi di inferioritá.Una laurea non é mai solo un pezzo di carta, lo é solo per chi non é riuscito a prenderla. Perché,poi, scaldarsi tanto se ho detto solo stupidaggini? L`arroganza nelle risposte di Sonia fa quasi rabbrividire. Se questa é comunicazione e futuro, fiera di essere considerata tonta e out.

  • Reply
    Laura
    15 ottobre 2013 at 12:59

    Sono assolutamente d ‘ accordo con quello che scrivono Patrizia e Daniela, non occorrono sempre dei titoli per svolgere egregiamente alcuni mestieri, anche perchè ” Che poi signori miei qui nessuno opera nessuno, nessuno gioca con la vostra vita, scriviamo e la lingua italiana è di dominio pubblico, come gli scrittori questo è il nostro mezzo”. Il mio tono irritato conseguente all’elencazione dei miei titoli (faticati e goduti con soddisfazione non preoccupatevi ) voleva essere di risposta : “A rischio di utilizzare esempi elementari e pensierini ti aiuto a capire” scritto da Sonia come replica alle perplessità lecite esposte da Simona. In breve : se non si condivide il mio pensiero (ossia che quello di blogger sia una professione) probabilmente siete dei tonti. E’ rispettoso secondo voi? Secondo me no. Io credo che ha ragione Simona quando parla di scarsa maturità nel confrontarsi con tesi avverse.
    Ciò che volevo intendere era che probabilmente io e la mia collega non siamo così beote visti i risultati professionali raggiunti, semplicemente la pensiamo in maniera diversa.
    Io personalmente credo che quello di blogger possa essere un lavoro: poichè svolge un’attività organizzata e continuativa remunerata, ma non una professione che tale titolo richiede più elevate qualifiche. Ma è la legge a dirlo mica solo io e la collega.
    E per essere precisi, cara Sonia, la Sozzani è una professionista poichè è iscritta all’ ordine dei giornalisti. E no, non le è bastato solo possedere una laurea per divenire quello che è diventata, ma probabilmente aver studiato lettere e filosofia le è servito per poter esplicare al meglio il suo talento.
    Lo studio, la specializzazione ecc sono delle leve non indifferenti e non vanno mai sottovalutate.
    Spero di essermi chiarita e ti auguro di cuore una carriera brillante.

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      15 ottobre 2013 at 13:29

      @Laura non sono io a trovare certe domande sciocche, è sciocco citare il proprio titolo di studio se qualcuno ti risponde che è asurdo accusare con tono certo e saccente che chi lavora sul web sia un evasore, che non paghi le tasse, scusa ma ame fa proprio ridere. Fare delle domande per colmare delle lacune è un diritto e stimo chi sa mettersi nella posizione di imparare, ma accusare con una serie di castronerie qualcuno non ti mette proprio nella posizione d’essere stimato, anzi conferma che certe volte, come diceva mia nonna “tanta scienza, tanta ingoranza, che fa fare essere laureati e poi…!”. Ad ogni modo qui nessuno lotta perché sulla carta d’identità si possa scrivere “blogger”, io sono un’imprenditrice, per esempio, ho un’agenzia di comunicazione e pubblicità, una rivista, un network di blog, ho investito del denaro per la mia società… ma sulla carta d’identità ho ancora scritto “studentessa”, pensa un po’. Non voglio essere chiamata professionista, dottoressa, professore… ci pensano i posteggiatori, mente mi danno indicazioni sul posteggio, a darmi i titoli che con fantasia gli vengono in mente.

      A me basta che nessuno si permetta di mettere bocca sulla validità del mio lavoro. Ps: io ho frequentato il liceo classico e impeccabilmente l’Università, durante l’ultimo anno dei miei studi di Scienze per la Comunicazione Inernazionale ho iniziato a lavorare e viaggiare tanto non riuscendo ad essere presente agli appelli delle ultime materie o a frequentare le lezioni necessarie, allora anche io ho avuto modo di “esplicare al meglio il mio talento” in quegli anni! O adesso obietterai che l’esame finale è quello che mi manca rispetto ad una Sozzani o chi per lei? La verità è che qualunque risposta io dia a te o ad altri, tu non la vorrai ascoltare, perché è preferibile pensare che una laurea (non gli studi, ma il foglio di carta) renda una persona capace di scrivere (leggi il commento di Patrizia). Io quello l’ho imparato in 3 media e quando ho scritto i miei libri le case editrici mi hanno contattata per il mio modo di scrivere, senza chiedermi se avessi studiato Lettere o interrogandomi su Verga, davvero!

      Detto questo io proseguo il mio lavoro, senza andare a sentenziare se tu svolgi bene il tuo. Perché di professionisti ce ne sono tanti ma di moli ti chiedi come siano arrivati lì, eppure su queli nessuno apre una polemica sul web.

  • Reply
    Patrizia Totano
    15 ottobre 2013 at 10:45

    La mia scittrice preferita è Oriana Fallaci e adoro le poesie di Alda Merini, una ha abbandonato gli studi senza mai laurearsi, l’altra ha frequentato un istituto professionale (al liceo classico non è stata ammessa perché non ha superato la prova d’italiano). Il talento, la passione, in certi ambienti non hanno nulla a che vedere con lauree, specializzazioni, master e dottorati. Non sto paragonando i romanzi e le poesie di queste grandi autrici al lavoro dei blogger (anche se alcuni dal blog arrivano a fare tanto altro che dimostra quanto talento abbiano nello scrivere), ma voglio fare notare che per fare certe cose nella vita non è obbligatorio seguire degli schemi e conseguire un attestato di “creatività”, e questo è bellissimo, invidiabile, ma senza rabbia, a maggior ragione se si è intrapresa un’altra strada e si è soddisfatti in ambiti diversi.

  • Reply
    Daniela Cavallaro
    15 ottobre 2013 at 09:11

    Leggo sempre ma non commento mai, questa volta però durante la mia colazione con conseguente lettura di blog e siti (dopo il quotidiano) mi sento in dovere di rispondere, mi viene proprio dal cuore:
    Io nella vita faccio tutt’altro, dal terzo anno di liceo ho deciso che sarei stata una biologa, ho studiato, studiato, studiato, con passione, qualche volta sconforto perché in Italia è difficile fare questo lavoro, ma io lo desideravo e oggi è il mio mestiere e mi rende felice. Perché dovrebbe urtarmi tanto se qualcun altro per essere felice quanto me non ha dovuto studiare tanto quanto? avessi potuto evitare io l’avrei fatto (ma non c’è una conoscenza innata per certe cose). L’italiano invece è di tutti!!!

    Non mi sono mai chiesta se il mio meccanico avesse una laurea in ingegneria, se il panettiere avesse studiato chimica per poter dosare opportunamente la soda caustica quando prepara Brezel o se il tatuatore ha studiato medicina perché in fondo ha a che fare con la mia pelle ed il mio sangue; eppure si tratta di una ignoranza sul lavoro che potrebbe compromettere la mia vita.

    I blogger invece scrivono in italiano, ovviamente ognuno segue i blog che reputa meglio scritti, l’italiano è la lingua madre nostra e se uno è capace di usarla e guadagnarci (gli scrittori e i poeti sono arrivati prima dei blogger eh) che problema c’è? Tutta questa rabbia per me si chiama INSODDISFAZIONE e anziché correre qui ad elencare master e dottorati vari che vi hanno evidentemnte resi non felici, sarebbe meglio concentrarsi sulla vostra vita. Perché forse qualche blogger non s’è laureata o s’è laureata in matematica prima di scrivere di moda, ma chi se ne frega se scrive bene e il suo fare informazione non ne risente? Ma davvero se leggiamo delle nuove scarpe Superga ci interessa che chi ha scritto il post è laureato? Sembra solo che gli si voglia rendere la vita più difficile per il gusto di! E questa si chiama invidia.

  • Reply
    fulvia
    14 ottobre 2013 at 22:50

    mi sembra assurdo leggere questi commenti acidi e incoerenti. credo che la comunicazione 2.0 e i blog siano tra le migliori “invenzioni” degli ultimi tempi, perchè gratuitamente il pubblico può ricevere informazioni di tutti i tipi. altro che riviste care e spesso davvero “marchettare”. poi simona secondo me non inquadra il livello, cioè chiunque può aprire un blog e scrivere (e di blog improbabili è pieno il web) ma solo chi ha il giusto mix tra forma e contenuto, tra serietà e spensieratezza riesce ad essere seguito da migliaia di persone e quindi ad attrarre l’attenzione di aziende ed altro, a farne un mestiere vero e in modo serio insomma. che poi se hai letto questo post significa che segui il blog o che almeno una volta i consigli di delle sorelle grispo hanno incontrato il tuo gusto e hai deciso di seguirle. ecco allora il loro lavoro funziona anche per te, ti informano, accendono la tua curiosità o semplicemente ti distraggono qualche minuto dalla routine quotidiana. io gliene sono immensamente grata e lo reputo un gran bel lavoro, sia in generale sia per come lo svolgono loro nello specifico.

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      15 ottobre 2013 at 08:37

      Grazie Fulvia, sono felice di sapere che apprezi il nostro lavoro e in generake i blog :)

  • Reply
    Laura
    14 ottobre 2013 at 21:52

    Mi dichiaro apertamente: sono tra quelle persone che non vede in molti blogger dei professionisti della comunicazione, ma dei promoter a tempo perso. Avro’ i paraocchi? Saro’ limitata? Puo’ darsi..ma la mia opinione e’ degna di rispetto quanto la tua Sonia. Io penso che un lavoro perche’ venga considerato come tale deve avere alla base studio, formazione, tirocinio, esperienza professionale ed utilita’ sociale!Tutti quelli che hanno una conoscenza base della lingua italiana e di un pc possono aprirsi un blog. Molti meno possono riempirlo di contenuti interessanti. Alcuni blogger fanno pubblicita’ alle aziende offrendo loro uno spazio, ma tutto questo fa di un blogger un professionista? Ho i miei dubbi. Faccio un esempio banale per spiegarmi meglio: un ragazzo che distribuisce volantini, offre un servizio ad un’azienda dietro compenso, ma puo’ dirsi un professionista della comunicazione? Ho i miei dubbi. Vero e’ che ci sono blog che sono divenuti vere e proprie imprese, vd l’insalata bionda, ma il giorno in cui i blog un po’ come e’ stato per napster passeranno di moda, le blogger che mestiere faranno? E ancora mi chiedo, ti chiedo…tu paghi le tasse sui ricavi derivanti dal blog? Perche’ gli avvocati fatturano a partita iva al 22, le blogger? E la pensione? Gli avvocati hanno l’obbligo del 4 per cento alla cassa forense, le blogger? Il rispetto della deontologia professionale? Gli avvocati sono sotto controllo dell’ordine, le blogger? Aiutami a capire magari una laurea, un dottorato, un tirocinio ed un’esame di stato mi hanno reso ottusa verso la comunicazione 2.0, me tapina, per aprire lamia mente alla conoscenza bastava mettermi in pigiama ed incollarmi tutto il giorno davanti al pc . Se si chiede rispetto si deve per prima cosa darlo e la tua risposta alle perplessita’ lecite della ragazza era carica di saccenza ed arroganza. Che gran brutta comunicazione…

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      15 ottobre 2013 at 08:52

      Hai ragione, poche possono farlo con professionalità e scrivere contenuti interessanti, io di quelli sto parlando. Laura è apprezabile che tu ponga delle domande, ma non stupirti se rimando stupita da certi tuoi dubbi: sì i blogger pagano le tasse, come qualsiasi lavoratore, hanno partita iva, un commercialista, fanno la dichiarazione dei redditi. Sono dei liberi profesisonisti a tutti gli effetti. Credo che questo sia già suficiente a spiegare a te e a chi non ha ancora chiaro, che questo mondo, che sembra fatto di aria e immaginazione, è invece un vero e proprio mestiere.

      Comprare un pc, pagare una connessione ad intenet, possedere la conoscenza della lingua italiana, acquistare un dominio, farsi venire delle idee e poi metterle nero su bianco è un lavoro, è bello, appassionante, innovativo e divertente, può dar fastidio (e giuro non capisco perché bruci tanto) ma è un lavoro. Mi dispiace il tono che percepisco nel tuo elencare “laurea, un dottorato, un tirocinio ed un’esame di stato”, ma dovresti stimare chi con pochi mezzi è riuscito a farne un lavoro a tempo pieno e a vivere appassionatamente di questo. Al giornalista non è richiesto uno studio specifico, perché non ti sei mai chiesta in cosa sia laureata la Sozzani? la direzione di Vogue Italia deve tutto alla sua laura di lettere e filosofia o forse al suo talento e gusto?, perché affannarsi per voler limitare la libertà altrui di scegliere un lavoro stimolante e bellissimo, solo perché per farne altri bisogna seguire un certo percorso, non è bello. Che poi signori miei qui nessuno opera nessuno, nessuno gioca con la vostra vita, scriviamo e la lingua italiana è di dominio pubblico, come gli scrittori questo è il nostro mezzo. E’ nelle mani di tutti, se qualcuno vuole studiare moda all’università è libero di farlo e di utilizzare queste conoscenze nella stesura dei propri post, questo vi renderebbe più sereni nella lettura di un articolo sulla collezione di Chanel? Se vi sembra tanto facile farne un mestiere provateci, è il bello del web, c’è posto per tutti! Se invece non vi interessa, godetevi il vostro lavoro, perché noi il nostro ce lo godiamo.

  • Reply
    Simona Montorsi
    14 ottobre 2013 at 17:21

    Ma ripeto, non sei una giornalista che scrive, quindi non puoi pretendere remunerazione come tale. L`unica aciditá e spocchiositá,per rispondere a chi fa illazioni, é quella di chi si pone su un piedistallo credendo di dar lezioni al prossimo sulla comunicazione e lo sviluppo. Non mi stupisce che gli unici commenti che ci sono siano tutti positivi, di altre blogger, d`altra parte data la scarsa maturitá con la quale affrontate le critiche, potete continuare a raccontarvela mentre c`é chi combatte ogni giorno nel mondo del lavoro, quello vero. Buona vita.

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 18:31

      Per essere una che nella vita si occupa di tutt’altro non temi di sparare a zero incassando figuracce. Scusa se te lo dico ma è la terza volta che ti rispondo facendoti notare che hai detto delle castronerie e piuttosto che soffermarti a riflettere su questo, prosegui la tua battaglia (tra l’altro non so bene a che scopo). A rischio di utilizzare esempi elementari e pensierini ti aiuto a capire. Il blogger scrive, qualcuno lo legge, spesso tanti, molti, migliaia. L’azienda lo sa perché esistono dei dati obiettivi ed oggettivi (non parlo di qualità ma di numeri, detti anche statistiche). A volte sono i numeri ovvero la gente a cui il blogger parla, ad interessare le aziende, altre volte a questi dati si sommano la qualità dei contenuti (il modo di scrivere, la cura nel dare informazioni, la grafica abbinata ai testi). Tutto questo da un valore al blog per l’azienda che, accanto a pubblicità su riviste, spot, messaggi radiofonici e altro ancora, decide ormai da anni di aggiungere i blog ai suoi mezzi di diffusione. Questo si tramuta nei blogger in un lavoro, gli viene chiesto di pubblicare un redazionale, recensire un prodotto, pubblicare delle foto, partecipare ad un evento, aggiornare i social ecc. Questo è un servizio, che nessuno paragona a quello di altre figure (agenzie, social media manager…) ma che esiste, ha un valore e ormai bisogna farsene una ragione (per quelli a cui la cosa infastidisce tanto). Quello che mi chiedo io è come mai in una società moderna, che dovrebbe premiare l’intraprendenza, lo spirito di iniziativa e la bravura di chi è risucito ad inventare un lavoro con grandi risultati, che gli permette di fare nella vita ciò che più gli piace, senza subire lo stress dell’isndossifazione di un lavoro noioso o privo di stimili, c’è chi, come te, non gioisce di questo ma lo vive come una minaccia, come se il blogger togliesse qualcosa a qualcuno (di certo non ad un avvocato poi). Il progresso va accettato e chi non lo fa resta irrimediabilmente indietro. Il mio non voleva essere un insegnamento ma un dialogo aperto per chi non aveva le idee chiare, ma per chi ha i paraocchi o non vuole ascoltare, non ho cura.

      Rispondendo nello specifico:
      “Non puoi pretendere remunerazione come tale?” alt, qui c’è una falla nella conversazione, ripariamola: chi pretende cosa? Il mio lavoro viene retribuito, riconosciuto e apprezzato da chi in questo campo ci lavora (aziende, agenzie, uffici stampa e redazioni), io non pretendo nulla. Il dubbio è venuto solo a te.

      Secondariamente chi scrive, per assicurare valore alle proprie parole non deve a tutti i costi prendere un tesserino da pubblicista o diventare gionalista professionista. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa in cui esiste un albo giornalistico (chissà come mai qui le caste non ce le facciamo mancare mai) e ti assicuro che nonostante ciò, chiunque può scrivere e le sue parole hanno comunque valore (anche economico se ne fa un lavoro, sì); il talento, la capacità di scrivere e comunicare, non sono attestati da un tesserino. Fermo restando che molte blogger sono anche giornaliste (mia sorella ne è un esempio) e non hanno mai fatto perno su questo per dare maggiore spessore alla propria professione, alle aziende con cui lavoriamo non interessa se hai il tesserino da pubblicista o quello per la spesa al Conad, interessa come scrivi e chi ti legge. Per concludere: per diventare giornalista pubblicista fino a poco tempo fa bastava aver scritto un certo numero di articoli per delle testate giornalistiche registrate (lo sono anche alcuni blog, lo sapevi?) dietro retribuzione, consegnarli e aspettare l’approvazione. Questo non attesa che un giornalista scriva meglio di un non-giornalista. Pagare una tassa annuale, ecco cosa manca a noi blogger.

  • Reply
    Elena
    14 ottobre 2013 at 14:26

    Brava Sonia, ottimo post (e molto utile)!

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 14:50

      Grazie Elena, speriamo che faccia chiarezza, anche se si sa… chi non vuole capire non capisce.

  • Reply
    Flo
    14 ottobre 2013 at 14:11

    Carissima sonia ti adoro punto non so che dire seguo te e tua sorella da anni lei perfino quando era su modablog e manco sapevo che foste imparentate. Non hai idea di quante volte mi avete fornito info utili su makeup e shopping online. Ormai leggere la tua pagina è come prendere il capuccino al mattino leggerti è un piacere sei sempre obiettiva e soprattutto scrivi in italiano e in modo professionale. Dopo questa premessa piena di convenevoli, che ti dovevo perche è la prima volta che ti scrivo, arrivo al punto: tu hai ragione concordo con tutto e non per fare la lecchina ma é cosi.io lavoro in un cal center per la precisione outbound e quando dico che lavoro faccio ne puoi immaginare le domande ma ti pagano?? Beate te?? Ma e un lavoro?? Ecc purtroppo la gente non riesce e non vuole capire abbiamo un idea standardizzata del lavoro e non so se le cose cambieranno mai. Per me un blog non e diverso da una rivista anzi è meglio perche è gratis in piu anche le riviste piu blasonate hanno un blog tipo vogue italia con una redazione che lo cura giorno per giorno eppure se lo fa vogue va bene se lo stesso servizio lo offre una persona autnoma da una testata non va bene mah!!! Tu offri un servizio di libero giornalismo e informazione, che questo sia online o sulla carta stampata non cambia cio che fai, leggo hai pure una rivista !! Ma che vuol dire sulla rivista riporti ne piu ne meno quello che scrivi qui pero se hai una rivista free va bene se lo scrivi solo su internet passa per il solito diaretto di condivisione glibale. Alla fine ci saranno sempre i detrattori e il mondo è bello perche è vario il progresso continuera ad andare avanti e cisara sempre chi preferisce il vecchio stile. Te continua cosi io nel mio piccolo continuero ad attingere alle tue pagine con la solita bramosia e curiosita. Ancora grazie per il tuo servizzio baci flo de genova

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 14:49

      Ciao Flo, che belle parole e che bel tuffo nel passato. Mi fa piacere sapere che condividi quanto ho scritto e soprattutto ti ringrazio per la tua analisi da esterna”, che consola perché mi fa capire che in realtà a chi bazzica sul web certe realtà non sono sconosciute. Ma chi non vuol capire non capirà! Dvoremmo sostenerci fra giovani ed essere felici che le idee di “ragazze qualunque” possono diventare progetti, non farci la guerra.

  • Reply
    Julia
    14 ottobre 2013 at 13:10

    Ogni nuova categoria lotta per essere accettata, quello che proprio non concepisco è la scortesia acida (che mi sembra di avvertire anche in qualcuno dei commenti a questo post) di chi non vuole accettare il cambiamento ed il progresso. Fastidio, come se il blogger togliesse qualcosa a qualcuno durante le 10/12 ore che dedica quotidianamente ad informarsi ed informare. Nonostante abbia fondato Trucchi Svelati nel 2009, e da allora abbia parlato varie volte alla categoria della categoria, ho visto molte persone ritrarsi dal concetto di lavoro giudicandolo sporco se associato ai blog… l’unica risposta che riesco a darmi alle motivazioni di questo strano (perverso?) atteggiamento è che i loro spazi non siano puliti come il mio. Qualunque siano le loro motivazioni per me questo atteggiamento non è giustificabile: non credi che quello che fai sia un lavoro? Probabilmente hai ragione tu, il tuo non è lavoro, ma il mio sì quindi parla per te.

    Parlare solo bene della categoria era forse possibile nel 2010, oggi però sarebbe disonestà intellettuale, volendo andarci leggeri. Nel beauty la storia dei contatti e dei prodotti sta dilagando come una vera psicosi, specialmente tra le non-veramente-bloggers che però si presentano come beauty bloggers in pubblico minando alla base la credibilità (e a volte anche la dignità) della categoria. Non addosso la colpa di questa situazione solo a chi si spaccia per beauty blogger senza conoscere i fondamentali, sono davvero molto amareggiata anche da tutti i PR che non selezionano in base a credibilità, contenuti, professionalità, ma che lamentandosi di certi atteggiamenti li incoraggiano con squisita falsità.

    Il risultato? La fatica che facciamo quotidianamente ad essere prese sul serio come categoria. è chiaro che siamo in molte a saper fare ciò che facciamo e a farlo con la dovuta passione ed il dovuto cervello, ma sarà abbastanza chiara la distinzione?

    …Ok Sonia, quanto ti devo per la seduta di terapia?

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 14:10

      @Julia offre la casa : ) Sono d’accordo con quanto dici nella prima parte, per quanto riguarda invece l’onestà intellettuale, come ho spiegato, io parlo per me è per quanti fanno questo lavoro come me, senza angosciare aziende per omaggi o stalkerando per ottenere inviti, non i blogger che vivono solo di prodotti – sebbene sia una loro scelta farlo. Parlare sempre e solo dei blogger non professionali nha portato le persone a focalizzarsi su quelli, che invece sono le pecore nere al pari di commesse svogliate, impiegati alla posta nullafacenti o avvocati malascalzoni. In ogni categoria profesisonale c’è chi fa male il proprio lavoro, purtroppo. Quanto alle beauty blogger va fatta una distinzione fra chi fa informaizone e scrive articoli e chi si propone come makeup artist o snocciola consigli che sfociano nelle competenze specifiche. Io non mi sono mai presentata come beauty blogger, ma scrivo anche di bellezza, sempre restando nell’ambito delle mie consocenze e competenze :).

  • Reply
    Simona Montorsi
    14 ottobre 2013 at 11:31

    Prestare dei servizi é un lavoro se la prestazione ha come presupposto una cosa chiamata professionalitá. Dov`é la professionalitá del blogger?Quando non si possono misurare output quantitativi, quello che fa la differenza é la professionalitá…mi spiego meglio: se hai bisogno di un addetto stampa, chiami un giornalista; se hai bisogno di fare marketing, chiami un esperto di marketing; se hai bisogno di fare comunicazione, chiami un`agenzia,. Questi sono i lavori, le aziende che chiamano i blogger spesso,ma non sempre, non vogliono pagare persone specializzate in un settore. I blogger non ne hanno colpe,per caritá, ma non possono ritenersi uguali a chi certe cose le fa di mestiere e cerca di tirarci su uno stipendio. Io sono avvocato, quindi esprimo il mio parere da esterna ( pur conoscendo amici che lavorano in questo ambito)

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 11:50

      @Simona io credo tu pur avendo amici che lavorano in questo ambito (connsentimi ma la tua opinione sul loro lavoro non è tanto amichevole) abbia le idee confuse, ma sei un avvocato, quindi ti occupi di altro e non si pretende che tu capisca (e da qui nasce il senso di un articolo come questo). I blogger non fanno da addetto stampa nè si occupano di marketing sui propri blog, ma chi l’ha detto? (se poi qualcuno fa anche questo quello è un altro discorso, ma fuori contesto). Io ho un blog e scrivo (così come fa chi scrive su una rivista), i lettori qui trovano informazioni e qualcuno a cui porre domande e chiedere informazioni (a differenza che su una rivista), io rispondo e questo dialogo attivo alle aziende interessa e decidono di affidarsi, parallelamente alla comunicazione su altri canali, anche al mio blog, così come a quello di altri blogger. Questo è lavoro. E’ piuttosto semplice come discorso. Si chiama comunicaizone 2.0, ormai da un decennio almneo, non è una cosa tanto nuova, strano non avere ancora dimistichezza.

  • Reply
    Roberta Scagnolari
    14 ottobre 2013 at 11:26

    Ti amo! ;)

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 11:52

      @Roberta eheheh :D

  • Reply
    Simona Montorsi
    13 ottobre 2013 at 23:10

    Beh la comunicazione si paga alle agenzie di comunicazione e pubblicitá, che hanno dipendenti, costi fissi, studi e competenze alle spalle…e mi sembra anche giusto. Una blogger che esperienza ha? (Nel settore moda, in particolare.)Ha visto Il Diavolo veste Prada?

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 09:35

      @Simona comunicare vuol dire informare, mettere in comunicazione. Sui blog trovi informazioni, i blogger – a differenza di chiunque altro (giornalisti, agenzie, social media manager), sono persone che oltre a scrivere e fare informazione in base al campo che hanno scelto (moda, bellezza, cibo, tecnologia…) interagiscono con gli utenti. Questo è diventato per le aziende un ottimo servizio ed un ennesimo mezzo per comunicare con i suoi lettori. Quando un’azienda si risolve ad un blogger per diffondere un’informaizone questo svolge un lavoro per suo conto. Un “lavoro” appunto. Ps: non avere dei dipendenti da quando in qua esclude quindi il dover essere pagati per il lavoro svolto? Questa mi è proprio nuova. I costi comunque li sostiene anche chi ha un blog, t elo assicuro, ma ripeto, questo punto lo trovo proprio insensato.

  • Reply
    Ludovica
    13 ottobre 2013 at 20:20

    Sei consapevole che 3 FAQ su 4 si concludono con una domanda?
    ;) pensai, è la prima cosa che ho notato.
    forse non sei proprio sicura al 100% di ciò che affermi sonia.
    ti seguo da tempo, su tutti i canali sociale edevo ammettere che se non avessi scopero che tu avevai n giornale ed un’agenzia, te l’avrei domandato anch’io ” ma che lavoro fai?”

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      14 ottobre 2013 at 09:37

      @Ludovica sì l’ho scritto io quindi ne sono consapevole :) le domande, hai fatto caso, che sono tutte retoriche? Il senso delle domande a conclusione delle risposte sta nel fatto che le risposte sono così ovvie che le domande che certi si pongono mi sembrano superflue. Ps: strano che tu mi segua sui social ma non sappia che ho un’agenzia ed una rivista, c’è scritto nelle bio di tutti e ne parlo molto spesso. Anche se non avessi l’agezia e la rivista quello della blogger sarebbe comunque il mio lavoro principale, da anni.

  • Reply
    Imma
    13 ottobre 2013 at 14:00

    Sonia cara, leggerti è sempre un piacere.
    Se scrivessi un libro su questo lo comprerei subito. Io ho una piccola azienda con la quale ho dato vita ad un progetto ed insieme ad un sogno. Mi arrivano ogni giorno richieste da blogger o tali o presunte, alcune molto brave, altre neofite, alcune educate e professionali, altre impertinenti e spocchiose. Con il mio ufficio stampa cerchiamo di filtrare le richieste e di scegliere sulla base della competenza e della professionalità chi riteniamo sia più in linea con il brand. Ti dico questo perchè la tua analisi è illuminante se letta da chi come me si cimenta in una esperienza imprenditoriale che si incrocia con l’universo delle blogger.
    Analisi puntuale e precisa. Attendo gli approfondimenti in post successivi.
    Imma

  • Reply
    Martina
    13 ottobre 2013 at 13:17

    Concordo in tutto Sonia.
    Io credo che ci siano varie blogger e varie motivazioni per aprire un blog. Penso anche che, purtroppo, se ci siano critiche al mondo dei blogger è perchè ormai tutti credono che si possa creare un blog per avere qualcosa – gratuito – indietro senza fatica. Un fenomeno di massa e da qui nasce la confusione. Quello che comunemente si crede è questo: blogger=nullafacente=marchetta. Non lo penso assolutamente in alcuni casi anche perchè io nella figura del blogger credo fortemente e li distinguo: in quelli che lo fanno bene e sanno comunicare, da quelli che lo fanno tanto per senza sapere nemmeno l’italiano. Detto questo ho creato il blog per un’esigenza e per due passioni: comunicare e la moda. Non riuscendo a prendere il tesserino da pubblicista – dopo 4 anni di lavoro in redazione (stage) – ho deciso di aprire un mio spazio. E quante soddisfazioni! Ti dirò di più: ho imparato anche a prendere consapevolezza dei miei mezzi e delle mie potenzialità. Dopo che ho aperto la mia piattaforma è arrivata anche la proposta per prendere il tesserino da pubblicista che per molti non servirà, ma in realtà per me è una soddisfazione visto che il mio sogno è intraprendere questa strada e soprattutto grazie a questa iscrizione all’albo si aprono tante possibilità lavorative. Credo che il blogger e il giornalista siano due mondi completamente differenti con delle proprie regole che siano però figure complementari e allo stesso modo importanti nella comunicazione/informazione. Come dire: un giornalista televisivo ha degli strumenti differenti da quello della carta stampata, della radio, etc. A me piace pensare una cosa: la radio dà un’informazione, la tv la mostra, la carta stampata la spiega e il web/i blog interagiscono e stimolano un dialogo attraverso la notizia. Tutti sono essenziali. Mi sbaglierò di certo ma a me piace pensarla così ai tanti che mi chiedono perchè sto sempre su facebook.
    marti

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      13 ottobre 2013 at 13:45

      @Martina esatto, il blogging si basa sull’interazione più di qualsiasi altro mezzo di comunicazione e qusto è il suo pregio essenziale. Bisogna saperlo utilizzare.

  • Reply
    Lisa Latroisieme
    13 ottobre 2013 at 13:17

    Complimenti x questo post! Il problema secondo me è’ che ci sono pochi professionisti/e e troppi accattoni/e ed ecco perchè viene fatto di tutta l’erba un fascio.

  • Reply
    Dario Caliendo
    13 ottobre 2013 at 13:09

    “quindi sì sono una blogger a tempo pieno ed il mio lavoro si svolge pressappoco completamente su internet, e questo non fa di me una che “gioca a lavorare”, ma una privilegiata che certe volte se vuole può decidere di lavorare in pigiama, ma non lo fa. Il mio lavoro mi piace, mi entusiasma e mi diverte e nonostante questo è un lavoro, sì.”

    In due parole hai espresso in toto il concetto. Brava Sonia!

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      13 ottobre 2013 at 13:49

      Grazie Dario, che bello leggerti qui :) Riguardo al concetto: quando ci vuole, ci vuole no?!

  • Reply
    Martina M. Corradetti
    13 ottobre 2013 at 12:45

    Io sono una Blogger Disoccupata allora :D
    ahah a parte gli scherzi, mi ritrovo d’accordo in tutto e per tutto.
    Forse sono un po’ più schierata nella categoria delle blogger outfit, ma non è sempre stato così. ogni tanto ho la mia vena da scrittrice che esce fuori sempre quando sono in crisi di identità.
    Trovo che ogni tua parola abbia il suo seguito, sono una blogger dal 2009 ( in realtà dal 2005/2006, ma vabbè) e ogni volta che dico cosa faccio ” la gente non capisce” quindi mi tocca dire: ” scrivo di moda” , anche se il discorso sarebbe molto più ampio!
    Credo proprio che dovrò consigliare questo tuo post a qualcuno di mia conoscenza, e aggiungo che come al solito i tuoi articoli sono i miei preferiti sul web, ma tu questo già lo sai :*

    un bacione bella!

    Martina

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      13 ottobre 2013 at 12:52

      Grazie Martina, non ho incluso le blogger di outfit perché il post sarebbe diventato molto più lungo e complesso, se si vuole fare chiarezza meglio farla passo dopo passo, ma mi riservo di affrontare l’argomento prossimamente :) Io mi cosndiero blogger dal 2008 perché è da quell’anno che lo faccio come mestiere (dal 2000 in poi ho avuto dei blog personali, dei diari), ho pubblicato il mio primo libro ed iniziato a collaborare con aziende da quel momento. In questi anni ho visto e letto tante ingiustizie a discapito dei blogger, cosa c’è poi di tanto difficile da capire? Scriviamo di moda, facciamo comunicazione, la differenza col passato è che qui non c’è un Direttore e decidiamo noi cosa scrivere e come e soprattutto la nostra comunicazione è gratuita per i nostri lettori, senza filtri e senza padroni.

  • Reply
    Anna Venere
    13 ottobre 2013 at 12:13

    Ti ringrazio per questo post, non solo perchè “difende la categoria” contro chi non la capisce o non la vuole capire. Ma perchè aiuta anche a chi ci è dentro e fa un lavoro competente a darsi il valore che merita. Io sono blogger part time, nel senso che ho (purtroppo/per fortuna) un lavoro full time e il mio tempo libero lo dedico al blog e alle consulenza via mail ed è anch’esso un lavoro. Non ci guadagno perchè sono “difficile” e ancora non ho trovato sponsor che rispecchino il mio lavoro, ma ciò non significa che non sia un lavoro.

    • Sonia Grispo
      Reply
      Sonia Grispo
      13 ottobre 2013 at 12:37

      @Anna quando si crea un mestiere nuovo è normale che molti siano confusi, ma se fra blogger e blogger ci si fa la guerra, spettegolando sugli errori altrui, senza chiarire seriamente chi è il vero blogger e spiegando che ce ne sono parecchi seri, senza tentare costantemente di emergere, secondo me si ottiene molto di più.

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